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Quando la natura diventa arte: 5 meravigliose opere in Italia

L’Italia è un paese decisamente suggestivo: storia, letteratura, cultura e soprattutto arte spiegano il costante afflusso di turisti stranieri attratti dalle meraviglie locali. Tuttavia, il lusso di poter vantare così tante opere d’arte sul territorio nazionale può significare anche, in certi casi, una valutazione soltanto superficiale di molte attrazioni che in realtà meriterebbero molta più attenzione. Perchè? Per il loro connubbio tra la mano dell’uomo e l’influenza della natura come degli agenti atmosferici.

L’orco del Parco di Bomarzo

Tra queste meravigliose opere compare senza dubbio il cosiddetto “Parco dei Mostri” di Bomarzo, un complesso monumentale situato in provincia di Viterbo e al cui interno compaiono numerose sculture in basalto risalenti al Cinquecento. Un parco naturale che ritrae animali mitologici, divinità e specialmente mostri, proprio come la testa di orco, resa ancora più caratteristica dalla formazione di muschi naturali su tutta la sua superficie a mo’ di criniera, situata in uno dei tanti punti di interesse del luogo.

Il volto megalitico di Borzone

Il volto di Borzone si trova sui monti dell’entroterra della Liguria orientale, precisamente presso la valle del torrente Penna, in località Rocche di Borzone. Trattasi di un’antichissima scultura rupestre che è stata scoperta soltanto nel 1965 e che, secondo gli studi più recenti, risale addirittura all’era del Paleolitico Superiore (ossia ad oltre 12.000 anni fa). Sebbene alcuni abbiano messo in dubbio la sua natura artistica, intesa come frutto dell’attività umana, in realtà gli esperti escludono la possibilità che gli agenti atmosferici abbiano potuto segnare la roccia così marcatamente. La scultura rappresenta un volto umano, probabilmente associato alla figura di Cristo, e oggi costituisce la realizzazione artistica rupestre più grande dell’intero continente europeo.

Il Castello Incantato di Bentiveglia

A Sciacca, in provincia di Agrigento, Filippo Bentivegna è diventato famoso per la sua attività scultoria su roccia, espressione lampante della cosiddetta “Art Brut”. Anche noto come “Filippo il Pazzo”, Bentivegna ha dedicato oltre 50 anni a riprodurre ossessivamente volti umani in quello che è passato alla storia come il “Castello Incantato”. Nonostante molte sculture, in gran parte abbandonate all’incuria dopo la morte dell’autore, abbiano perso definizione artistica, molte di esse continuano a rappresentare un vero e proprio museo a cielo aperto per gli appassionati dei canoni estetici non tradizionali.

Le rocce scolpite di Pove del Grappa

Pove del Grappa è un comune della provincia di Vicenza particolarmente legato all’arte della scultura, dato che in questa località vengono estratte varie tipologie di marmo. Sul piano storico, quindi, il territorio in questione è sempre stato casa di scalpellini, come testimoniato dalle incisioni su roccia individuabili nei boschi circostanti. L’interesse manifestato per il marmo locale da Michelangelo Buonarroti, che sarebbe andato a Pove del Grappa in varie occasioni, è confermato da una scultura che raffigura il noto artista italiano. Tra le altre personalità rappresentate compare anche Galileo Galilei.

Il Colosso dell’Appennino

Il Colosso dell’Appennino, frutto dell’attività artistica di Jean de Boulogne (realizzatore della celebre Fontana del Nettuno a Bologna), si trova a Vaglia, in provincia di Firenze. Realizzata nel Cinquecento, l’imponente scultura rappresenterebbe l’asprezza delle montagne appenniniche italiane. Dal 2013 l’opera, alta 14 metri e posta sopra una formazione rocciosa naturale che affaccia su uno stagno adiacente, è patrimonio dell’Unesco.

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